martedì 30 dicembre 2008

La difficile scalata del Partito Democratico

14 ottobre 2007 : nasceva il Partito Democratico.

E' passato ormai più di un anno da quel giorno, giorno di gioia, di speranza, giorno di fiducia; fiducia che oltre 3,5 milioni di italiani hanno posto, attraverso le primarie, nelle mani delle classi dirigenti nazionali, regionali e provinciali del PD.

Oggi la gioia è sicuramente diminuita, ma le speranze ... hanno ancora motivo di resistere e non cedere il passo alla prospettiva che forse questo progetto, nato da menti geniali, in grado di guardare ben più lontano di un semplice risultato politico, stia diventando un fallimento il cui unico risultato sarebbe stato solo quello di creare confusione e squilibrio in un sistema, che seppur corrotto, aveva una sua ragion di esistere?

Bisogna guardare a fondo e analizzare quali, purtroppo, sono state le condizioni al contorno che hanno caratterizzato la fase decisiva di creazione del Partito Democratico. Si, perché seppur pensato anni fa, il Partito Democratico ha visto concentrare il suo periodo di maggior sviluppo in quei pochi mesi che vanno dal giugno del 2007 all'aprile del 2008.

La caduta del governo Prodi ... ha rafforzato la condizione di diffidenza che il popolo serbava nei confronti del centro sinistra italiano; popolo che non è stato in grado di analizzare quali fossero le motivazioni reali e circostanziali che hanno portato a quella che è sicuramente possibile definire come una brutta spallata da parte dell'opposizione e di chi purtroppo da quel governo aveva ricevuto stima e riconoscimenti.

La storia passata ... di quanti hanno intrapreso questo viaggio, storia che ha si dato vita ad un un pluralismo di idee ma che al contempo ha ostacolato, e non di poco, la fattiva incarnazione dello spirito posto alla base della nascita del PD.

La vecchia classe dirigente ... che pur mettendosi in gioco al fine di rinnovare, ha avuto ed ha ancora difficoltà nell'estraniarsi da alcuni schemi che sono stati fulcro di un ragionamento politico di una intera carriera.

Le elezioni politiche del 2008 ... che hanno attribuito a Silvio Berlusconi e ad Umberto Bossi un consenso, si inaspettato nella sua misura, ma frutto soprattutto di una buona politica di marketing effettuata dall'attuale premier e figlio di una idea malsana secondo cui l'individuazione di due popoli distinti, appartenenti da secoli ad una stessa Nazione, sia l'unica soluzione per eliminare i problemi che affliggono il nostro Paese ed uscire così da una crisi sempre più ingombrante.

Berlusconi ... perché parlare di lui in prima persona e del suo governo vuol dire parlare della stessa cosa; una forte maggioranza gli consente di approvare e disapprovare tutto a suo piacimento, e in virtù di questa forza continua a fare la politica delle "patate e dei fagioli", attribuendo al centro-sinistra qualsiasi cosa che non funziona e presentando in Parlamento progetti e decreti legge, la cui natura e il cui fine sono talmente oscuri che nessuno (nemmeno lui) ne capisce il reale senso, verso cui, dati i termini di presentazione (pochi giorni dalla scadenza di approvazione) e la mancata volontà dello stesso di accettare un confronto, il PD non può far altro che astenersi dal votarli.

Il giustizialismo di Di Pietro ... che con il suo partito autogestito, traghettato per errore dal Partito Democratico fino in Parlamento, ha deciso di diventare l'antiberlusconiano eletto dal popolo senza considerare minimamente che sarebbe stato idoneo per il Paese, entità al cui servizio si trovano lui e tutti i politici, proseguire sul percorso intrapreso dal Partito Democratico, percorso difficile e in salita che potrebbe garantire, una volta raggiunta la vetta, di guardare sereni all'orizzonte e sperare in un futuro felice.

In sostanza, il Partito Democratico è ancora lontano dall'essere ciò che dovrebbe essere, e non è sufficiente dire che queste condizioni ne hanno ostacolato il divenire.
Si poteva, si può e si deve fare di più perché i politici hanno il Dovere nei confronti del Popolo che li ha eletti di tener fede alle promesse fatte e non hanno il tempo e il lusso di potersi adagiare e perdere altro tempo. Devono unirsi, fino a "violentarsi" se necessario, perché sono rappresentanti di coloro che hanno creduto nel progetto del Partito Democratico, che li hanno votati perché loro stessi in quanto candidati, si reputavano capaci di poter realizzare i desideri degli elettori.

Infine ... il PD vuole e deve essere il partito della gente e affinché ciò avvenga i cittadini devono partecipare quanto più possibile alla vita politica, vigilando e "denunciando" perché sono loro i supervisori dell'operato dei politici.

Un augurio ... affinché il 2009 possa essere per il nostro Paese un anno di cambiamento, cambiamento non nella forma, ma nella sostanza intima di un contesto che deve trasformarsi in qualcosa di nuovo per non cadere nel baratro del malessere.

Giuseppe Mercurio

lunedì 29 dicembre 2008

19 dicembre 2008 - Documento approvato dalla Direzione Nazionale del PD

L’Italia vive la più grave crisi dal dopoguerra.

Gli sconvolgimenti e le forti e continue turbolenze che hanno attaccato i mercati e le economie mondiale produrranno pesantissime conseguenze sul sistema produttivo e sugli assetti sociali del nostro Paese. Tutti i principali parametri economici oggi disegnano l’orizzonte di una crisi che si presenta lunga e difficile.

Contrariamente a quanto assicurato dal governo nei mesi scorsi, l’economia reale è in pesante sofferenza, lo scenario di recessione appare destinato a prolungarsi oltre il prossimo anno, la condizione delle imprese e delle famiglie italiane è sempre più precaria e difficile.

La risposta di governo alla crisi è risultata debole, contraddittoria, sostanzialmente inefficace.

Gli strumenti legislativi messi in campo si sono rivelati limitati e insufficienti. Le misure adottate a sostegno e garanzia del credito non hanno prodotto il sostegno necessario al sistema produttivo e le imprese, in particolare quelle medie e piccole, vedono crescere in maniera insostenibile la difficoltà di accesso al credito, indispensabile per resistere nel mercato.

Questa condizione di grave debolezza sta portando con sé conseguenze profondamente negative sulla vita di milioni di persone e sulle loro famiglie.

Nel Paese si afferma un clima di incertezza, precarietà, angoscia sociale.

Aumenta in modo preoccupante il tasso di disoccupazione. Quote sempre più ampie di popolazione sono a rischio di impoverimento. Crescono le disuguaglianze, che colpiscono soprattutto i giovani, i precari, le regioni svantaggiate ed in particolare quelle del Sud.

In una condizione strutturalmente più debole e meno competitiva del nostro Paese, condizionato dall’ipoteca negativa del debito pubblico, il governo ha sprecato risorse preziose, mettendo in atto scelte sbagliate dal punto di vista dell’equità, come quelle sull’Ici, o inutili e dunque inefficaci come quelle sulla detassazione degli straordinari.

Il Partito Democratico ha presentato una sua proposta alternativa, coerente con il quadro economico e finanziario del paese e fortemente orientata a sostenere lo sviluppo e la domanda per rimettere in moto il sistema produttivo.

Chiediamo di affrontare la crisi mettendo in testa alle priorità di governo le famiglie e le imprese: per questo chiediamo di investire un punto di Pil, pari a circa 16 miliardi di euro, nella definizione di ammortizzatori sociali universali, nel sostegno dei salari e delle pensioni medio bassi, nel rilancio degli investimenti pubblici, partendo dalle opere immediatamente cantierabili, nel sostegno alla piccola e media impresa.

Riteniamo poi le politiche necessarie per contrastare i mutamenti climatici anche una straordinaria occasione per rilanciare su basi nuove l’economia e ampliare l’occupazione.

Il Pd in questi mesi ha assunto con pienezza e determinazione la propria responsabilità di principale forza di opposizione nella consapevolezza che la fase di straordinaria difficoltà dell’economia globale richiedesse un impegno comune di tutte le forze politiche nell’interesse generale del Paese.

Questa disponibilità ad un confronto costruttivo ha caratterizzato e caratterizza il lavoro dei nostri gruppi parlamentari e del governo ombra.

A questa scelta di responsabilità il Presidente del Consiglio ha opposto una linea di chiusura e di arroccamento. Il dialogo auspicato all’inizio della legislatura si è rapidamente trasformato nel soliloquio arrogante e sprezzante che ha caratterizzato gli ultimi mesi. Il processo legislativo è stato snaturato e stravolto con il continuo ricorso a decreti e fiducia. La dialettica parlamentare tra maggioranza e opposizione è stata continuamente sottomessa e imbrigliata nell’impossibilità sostanziale di modificare e migliorare provvedimenti blindati.

Il faticoso tentativo di una convergenza sulle regole, dal federalismo fiscale alla legge elettorale, è stato messo a rischio dall’annuncio di Berlusconi di voler procedere al cambiamento della Costituzione a colpi di maggioranza.

Di fronte a questo inaccettabile atteggiamento del presidente del consiglio, subito con fatica persino dalla sua maggioranza, il Partito democratico ha scelto e sceglie la strada della coerenza.

Quella di un partito capace di dare forza all’opposizione, in sintonia con il disagio e la protesta sociale che si diffonde nel Paese, come è successo, ad esempio, di fronte ai provvedimenti del governo sulla scuola. E insieme quella di un partito che, valorizzando la sua cultura di governo e il suo riformismo, intende sviluppare la sua iniziativa programmatica, le sue proposte per un’Italia diversa, la sua capacità di pensare il futuro del Paese oltre la crisi.

Sappiamo che la crisi che abbiamo di fronte non ha contorni solo economici e finanziari. La crisi globale sta cambiando gli stili di vita, il modello di sviluppo ma anche quelli culturali. Un’opportunità per le culture riformiste del mondo, dopo un decennio guidato dalle cultura del mercato e della competizione senza regole come ricetta unica di crescita globale.

Un’opportunità di cambiamento perché impone a tutti il tema di una nuova etica pubblica, che interpella il modo di fare economia, ma anche il modo di pensare e di fare politica.

Ed è proprio perché siamo consapevoli dell’importanza del rapporto tra etica e politica che ci impegneremo perché vengano salvaguardati i principi fondamentali dello stato di diritto, intervenendo per rafforzare, secondo lo spirito della Costituzione, tutti quegli strumenti e quegli istituti necessari per una giustizia giusta ed efficiente, come ha invitato a fare, con parole forti e chiare, il Presidente della Repubblica.

Il profilo innovativo ed incisivo di questo grande partito popolare, radicato nei territori, fatto di partecipazione e passione, capace di dire con nettezza i suoi no e i suoi sì è apparso con tutta la sua forza nella straordinaria manifestazione del Circo Massimo, il 25 ottobre a Roma.

E tuttavia sappiamo che il cantiere del Partito Democratico è ancora aperto e che di fronte a noi c’è molto lavoro da fare per completare la costruzione di un soggetto politico capace di essere all’altezza delle ambizioni che lo hanno fatto nascere.

L’appuntamento della prossima assemblea programmatica annuale, prevista dall’art. 27 dello statuto, che si terrà il 12, 13, 14 marzo 2009 e che sarà composta dai membri l’assemblea costituente nazionale e da una vasta rappresentanza degli amministratori e dei dirigenti locali del partito, rappresenterà l’occasione per rilanciare gli obiettivi del nostro riformismo, ma anche per organizzare il percorso e per recuperare i ritardi. Senza tuttavia smarrire la continuità del nostro sforzo di innovazione e anche le ragioni che ci devono indurre ad accelerare il nostro lavoro. Prima fra tutte la consapevolezza della necessità di una forte innovazione politica e istituzionale.

Il Pd è il grande partito che nasce dalla convergenza delle grandi tradizioni riformiste e democratiche per dare una risposta forte alla crisi della democrazia. La sua affermazione ha determinato un positivo cambiamento del sistema politico italiano che, in quadro di consolidato pluralismo politico e culturale, ha tuttavia rafforzato l’impianto bipolare della nostra democrazia con l’obiettivo di dare maggiore efficienza al necessario equilibrio tra rappresentanza e riduzione della frammentazione.

Anche per questo la Direzione impegna i propri gruppi parlamentari a sostenere una modifica della legge elettorale europea che introduca una soglia di sbarramento ma che mantenga le preferenze.

Vogliamo e dobbiamo proseguire lungo questa rotta, riaffermando una vocazione maggioritaria che non significa in nessun caso autosufficienza ma l’assunzione di una responsabilità nella costruzione di relazioni nel campo del centrosinistra, ribadendo la volontà di ricercare solo aggregazioni nuove, che nascano dalla condivisione di un programma e rifuggendo invece da scelte costruite nella logica della sola contrapposizione agli avversari, che finirebbero per negare e compromettere la natura riformista e la cultura di governo del partito, non conciliabile con tentazioni populiste e plebiscitarie.

Il Pd è infine impegnato a rafforzare la costruzione del partito nel suo radicamento territoriale a cominciare dal tesseramento e dal completamento della presenza dei circoli in ogni comune italiano.

Alla luce del percorso sin qui compiuto nella fase costituente e dopo l’approvazione dello Statuto nazionale e di quelli regionali, il PD promuoverà un’ampia riflessione sul modello di partito, verificando in particolare i modelli di partecipazione e rappresentanza, di selezione di nuove leve dirigenti, di espressione di territori in un partito nazionale a base federale, di rapporto tra valorizzazione delle primarie e responsabilità della direzione politica, tra democrazia diretta e delegata, nonché adottando le norme che devono regolare i rapporti di autonomia e di distinzione tra funzioni dirigenti di partito e incarichi istituzionali.

In questo percorso a tutti i livelli andrà fatto ogni sforzo per aprire i propri gruppi dirigenti anche a tutte quelle persone che hanno creduto e credono nel progetto politico del PD e che possono integrare le competenze e la presenza di quanti provengono da uno dei partiti promotori.

Il Partito inoltre è impegnato ad una fermissima applicazione dei principi di trasparenza e rigore nei criteri di selezione della propria classe dirigente ad ogni livello, in applicazione dello Statuto, con particolare attenzione all’art. 43, e del Codice Etico.

Una scelta ancora più necessaria dopo gli episodi giudiziari di questi giorni, che impongono da un lato il rispetto del lavoro della magistratura e insieme del principio costituzionale di non colpevolezza sino alla sentenza definitiva, ma dall’altro pretendono che la classe dirigente del partito sia ad ogni livello inattaccabile nei comportamenti, nelle relazioni, negli stili di vita ben oltre i fatti di rilevanza penale.

Anche per questo, ai fini di una incisiva e tempestiva azione, la Direzione da mandato al Segretario nazionale di nominare, in casi di necessità e urgenza e ricorrendo gravi e ripetute violazioni dello Statuto o del Codice etico, sentito il Consiglio dei garanti, un organo commissariale sostitutivo del Segretario e della Segreteria, ovvero di altri organi esecutivi, ai sensi dell’art 17 comma 5 dello Statuto. Nomine che saranno sottoposte entro 45 giorni alla ratifica, a pena di nullità, da parte della Direzione.

La Direzione infine approva la relazione del Segretario Nazionale (http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/67490/Il_dovere_di_non_deludere).

domenica 28 dicembre 2008

Avellino - L’anno che verrà di Pino Galasso…

"Ho un sassolino nella scarpa ahi
che mi fa tanto tanto male ahi
batto il piede in su batto il piede in giù giro, mi rigiro sembro Belzebù"

Così cantava Nicola Arigliano e così 'canta' anche Pino Galasso in occasione del consueto scambio di auguri a Palazzo di Città. Glissando su ogni convenevole, il primo cittadino ha voluto ringraziare tutti i consiglieri comunali che nel corso del 2008 lo hanno sostenuto. “Un grazie a loro, ma non per esser il legame che hanno mostrato al sindaco, ma alla città e a tutta l’amministrazione”. Galasso, nella sua pacatezza e mai perdendo il sorriso, ha fugato ogni dubbio anche per quanto riguarda la sua prossima avventura elettorale: “Io mi ricandido. Dopo cinque anni di lavoro intenso mi sembra doveroso e non perché lo prevede lo Statuto. Sono pronto alle primarie e al confronto con gli elettori, nessuno me lo vieta. I prossimi cinque anni di amministrazione saranno quelli della raccolta dei frutti seminati durante questa legislatura. Sarà meno difficile fare il sindaco per chiunque dovesse sedere su questa poltrona. I nove mesi di commissariamento hanno lasciato Avellino allo stallo. Abbiamo recuperato un gap che relegava la nostra città in basso, ci siamo esposti alle critiche ed ai suggerimenti facendo gioco di squadra con cittadini, autorità laiche e religiose. L’anno che si sta concludendo è stato aperto dalla scissione politica, dall’azzeramento della Giunta e da altri scossoni che ci hanno messo a repentaglio. Ancora una volta ringrazio i partiti della coalizione per l’alto senso di responsabilità adottato”. Un monito a quanti, durante questo 2008, hanno delegittimato la sua figura di uomo e di sindaco: “La questione morale c’è da tempo, da quando mi sono insediato a Piazza del Popolo. Questo chiacchiericcio contro la mia persona lo trovo sintomo di cattiva educazione. Adesso basta. Mi sono sentito offeso dapprima come uomo e poi come amministratore di questa città. Chi ha qualcosa da ridire lo faccia in Procura. Da oggi, anche io non sarò più disponibile alle parole e risponderò con fatti concreti. Io non ho nulla da temere”. Poi la lunga carrellata sui 56 cantieri inaugurati durante la gestione Galasso e su quanto di buono è stato prodotto per i cittadini e per i lavoratori precari. Su tutti Corso Vittorio Emanuele e Global Service. “Abbiamo inculcato negli avellinesi una nuova cultura della città da vivere senza l’uso delle auto. La trasformazione del Corso è evidente a tutti e ci ha permesso di conquistare anche dei visitatori fuori provincia. I lavori dell’ultimo tratto saranno terminati a gennaio ed impreziositi da un arredo di pregiata qualità. Per questo step successivo attendiamo anche la riqualificazione delle strade collaterali al Corso”. Global Service. La nascita dell’azienda pubblica per la gestione di servizi comunali sarà operativa a partire dal gennaio 2009, mese in cui Galasso nominerà anche l’amministratore delegato e partiranno le prime 46 assunzioni. Nota a parte per Teatro, Castello e piazza Kennedy. Anche in questo caso Galasso non risparmia nessuno e procede per ordine fornendo delle spiegazioni a quanti lo hanno ripetutamente attaccato in questi dodici mesi. Teatro Carlo Gesualdo: “L’amministrazione non ha compiuto nessun passo indietro rispetto agli impegni assunti. Quando l’ex assessore Barile pensò di realizzare una fondazione, il bilancio del Teatro era in rosso. Nonostante avessimo dato una nuova veste giuridica, la normativa del 2006 ci ha messo davanti alla ripianificazione dei debiti. Ma la situazione sta cambiando ce lo dicono i numeri sia per quanto riguarda gli incassi che per il pubblico”. Castello e scala: “Non tollero più che si metta bocca su quanto stiamo realizzando. Il Comune lavora in sintonia con la Soprintendenza. Quello che la città vede è solo lo scheletro della progettazione finale. Bisogna attendere per vedere il risultato”. Piazza Kennedy: “Bisogna aspettare il lavoro finito. I piloni di cemento che serviranno da base alla copertura di glicini renderanno la piazza uno spazio accogliente e da vivere”. Sorvolando sui benefici del Piano Strategico, Fondi Europa Più, Galasso è poi passato, con una giusta dose d’orgoglio, ad illustrare importanti traguardi raggiunti: la consegna della Casina del Principe, la messa in sicurezza dello stadio Partenio, il rifacimento Pala Del Mauro. “Lo sport avellinese ci ha regalato molte soddisfazioni. Il basket ci ha regalato la Coppa Italia, l’Avellino calcio sta tentando una missione possibile. Anche a loro vanno i miei più cari auguri”. Il 2009 sarà l’anno del recupero dell’area seminario – di cui partirà lo screening del sottosuolo – del completamento degli alloggi comunali anche attraverso la manutenzione e la riqualificazione di rione San Tommaso, via Francesco Tedesco, Parco Castagno e Quattrograne ovest, del recupero dell’area della Dogana e della metropolitana leggera “…che non deturperà l’immagine della città”. Passaggio doveroso anche sulla raccolta differenziata e sul Giro d’Italia che quest’anno raggiunge la centesima edizione. “Nonostante un periodo di incertezza, oggi la raccolta si attesta al 60 per cento. Qualche intoppo lo registriamo per quanto riguarda il centro città, ma recupereremo”. Nota di colore per il Giro d’Italia: “La mia ambizione è quella di dare rilievo al centro città. Per noi sarà un’importante passerella a tre tappe dalla conclusione”. Fondo sulla prossima campagna elettorale: “Il mio mandato scade tra quattro mesi. A maggio saremo nel pieno della campagna elettorale e non è mio uso fare spot di propaganda esibendo quanto è stato fatto in questi lunghi cinque anni. Ma una cosa mi è dovuta: omaggiare la mia città. Grazie Avellino”.

Fonte:irpinianews

sabato 27 dicembre 2008

Donne in pensione a 65 anni: è giusto?

Il ministro Brunetta pensa a una riforma della pensione che sposti a 65 anni l'età in cui le donne smettono di lavorare, come gli uomini. Secondo Brunetta, in questo modo si consentirebbe alle donne di avere una pensione più alta e si eliminerebbe una disparità di trattamento, come richiesto dall'Unione europea.

E' l'ultima crociata del ministro Renato Brunetta, dopo quella contro "i fannulloni" della pubblica amministrazione. Secondo il ministro, è necessaria una nuova riforma delle pensioni che innalzi a 65 anni l'età in cui le lavoratrici possono smettere di lavorare, equiparando così la situazione delle donne a quella degli uomini. A giustificazione della sua proposta, Brunetta fa presente che una sentenza della Corte di Lussemburgo impone ai paesi dell'Unione europea di non attuare discriminazioni di genere per il calcolo dell'importo della pensione, ed essendo questo basato sugli anni lavorati e sull'ultimo stipendio percepito, bisogna parificare l'età in cui maschi e femmine vanno in pensione.

L'idea di Brunetta non è piaciuta all'opposizione (D'Alema l'ha definita «una spiritosaggine che non fa ridere») ma anche a molti esponenti della maggioranza, come il leghista Roberto Calderoli o alcune donne del Pdl (Giorgia Meloni, Daniela Santanchè e Alessandra Mussolini) l'hanno criticata duramente.

Brunetta ha risposto che «vuole liberare le donne una sottocultura che le vuole solo angeli del focolare, costrette a curare genitori anziani e nipotini». E anche un politico certamente non di destra come Marco Pannella gli ha dato ragione.

Ma portare l'età pensionabile delle donne a 65 anni è un atto di giustizia e di uguaglianza verso il genere femminile o al contrario è un'odiosa imposizione di ulteriore fatica per una parte della popolazione che durante l'età lavorativa è già di fatto oberata da un doppio lavoro, occupandosi più dei maschi della crescita dei figli e della cura della casa?

Fonte:Espresso - Repubblica

"Silvio segreto" di Marco Lillo

Gli scambi politico-affaristici con il dirigente Rai Saccà. La supervisione sulle scelte Mediaset. Dalle intercettazioni di Napoli emergono le trame riservate di Berlusconi

Non è possibile che il produttore di fiction Valsecchi ha 50 milioni di euro di contratto quadro e lui niente. Ma insomma, qui si tratta di fare un contratto quadro che per lo meno sia di 30 milioni di euro all'anno per tre anni anche a Guido De Angelis...".

A parlare così in un'intercettazione telefonica agli atti della Procura di Napoli non è il direttore della fiction di Mediaset, Giancarlo Scheri. Nemmeno il direttore generale del gruppo Alessandro Salem. L'uomo che sta spiegando come suddividere la torta tra i produttori di serie televisive per Mediaset, riequilibrando le quote tra loro, è uno dei membri dell'Autorità garante delle Comunicazioni, Giancarlo Innocenzi.

E il suo interlocutore, il destinatario di quel consiglio, come lui stesso racconta al telefono, è Silvio Berlusconi. E sarà poi lo stesso Cavaliere a mettere in pratica quel suggerimento, girandolo a suo figlio Piersilvio e a Salem in un incontro ad Arcore. Queste intercettazioni, che smontano la teoria di Berlusconi sul suo totale disinteresse sulla gestione di Mediaset, fanno parte delle 9 mila telefonate depositate nell'inchiesta napoletana per corruzione contro il Cavaliere e il direttore di Rai fiction, Agostino Saccà. 'L'espresso' ha visto una parte di questo materiale e ha scoperto uno scenario di scambi segreti, complotti e raccomandazioni. Il tutto scandito nelle telefonate intercettate, quelle che in futuro potrebbero essere oscurate dalla legge che imbavaglia l'informazione.

Si parte dall'intercettazione inedita nella quale il Cavaliere prega il direttore di RaiFiction Agostino Saccà di fare lavorare l'attrice Antonella Troise perché "sta diventando pericolosa". È il 12 settembre del 2007 quando il leader di Forza Italia chiama dalla sua residenza romana il telefonino di Saccà. Dopo un commento sulla nomina di Fabiano Fabiani (successivamente uscito di scena) a consigliere Rai ("Ho un buon rapporto con lui ", dice Silvio, "non è una sciagura") il Cavaliere entra nel vivo: "Quella pazza della Antonella Troise si è messa in testa che io la odio. Che io ho bloccato la sua carriera artistica, ed è andata in giro a dire delle cose pazzesche... Ti chiedo questa cortesia di farle una telefonata... Perché sta diventando pericolosa". Cosa possa avere di tanto pericoloso per l'uomo più potente d'Italia una giovane senza lavoro è davvero un mistero. E lo resterà fino a quando la Procura di Napoli non depositerà tutti i nastri, compresi quelli delle utenze delle ragazze, che pur non essendo indagate sono state intercettate dalla Guardia di Finanza di Napoli. Al momento i pm napoletani Paolo Mancuso e Vincenzo Piscitelli non hanno depositato quelle telefonate perché ritenute non rilevanti: probabilmente seguirà uno stralcio dagli atti e la loro distruzione.

I rapporti con le ragazze, comunque, si inseriscono in uno scenario dove le raccomandazioni sono un mezzo e non un fine. Saccà, secondo la Procura, usa il suo ruolo nella televisione pubblica e piazza le attrici segnalate per ricevere dal Cavaliere un aiuto nella sua futura attività privata ("Agostino, ti contraccambierò quando sarai imprenditore"). E anche per Berlusconi talvolta il fine ultimo sarebbe quello di convincere un politico di sinistra a passare dalla sua parte: quella che lui chiamava"operazione libertaggio".

Se i pubblici ministeri hanno chiesto il rinvio a giudizio per Berlusconi non è certo perché raccomandava cinque attrici: oltre alla Troise, sono indicateEvelina Manna, Elena Russo, Camilla Ferranti ed Eleonora Gaggioli. Ma perché "nella sua duplice veste di leader politico e di maggiore imprenditore privato italiano del settore televisivo prometteva al direttore di RaiFiction il sostegno economico alle iniziative private che Saccà si apprestava a intraprendere".

"Il gioco grosso", lo definisce al telefono Saccà, quello che doveva riportare Berlusconi a Palazzo Chigi, grazie alla spallata contro Romano Prodi di un manipolo di senatori transfughi del centrosinistra. L'uomo chiave di questo 'gioco grosso' finora è rimasto nell'ombra. Si chiama Giancarlo Innocenzi , è stato sottosegretario alle Comunicazioni nel governo Berlusconi e prima ancora dirigente di Mediaset. Poi è stato nominato membro dell'Autorità garante delle Comunicazioni, ma più che un arbitro sembra un giocatore. Nell'agosto del 2007, quando il governo Prodi comincia a scricchiolare, Innocenzi entra in campo e comincia a lavorare ai fianchi il senatore del centrosinistra Willer Bordon (a sua volta intercettato durante un colloquio con Saccà per difendere la fiction di De Angelis 'Incantesimo' a rischio chiusura). Bordon ha una moglie attrice con un buon curriculum, si chiama Rosa Ferraiolo: Innocenzi mette in pista il suo amico produttore cinematografico De Angelis per farla lavorare. È lui stesso a raccontarlo il 2 agosto ad Agostino Saccà. A stopparli è il direttore di RaiUno, Fabrizio Del Noce, per un problema di costi. E Saccà si preoccupa, teme che il capo di RaiUno racconti la vicenda della moglie di Bordon: "Perché possono capire che c'è un gioco più grosso".

Parallelamente al 'gioco grosso', prosegue anche quello piccolo. Berlusconi raccomanda amiche per parti minori nelle fiction Rai e trova finalmente una sponda proprio nel produttore Guido De Angelis che manda a casa una attrice selezionata per merito,Sara Zanier, per fare spazio alla raccomandata del Cavaliere ("Una figura di merda", chiosa De Angelis). Ma Berlusconi apprezza. Vuole conoscere De Angelis e lo invita a pranzo per il 25 ottobre. Ma prima tocca al 'gioco grosso', a 'Inox' e 'Tex', i nomi in codice usati nelle conversazioni intercettate per definire rispettivamente Innocenzi e Willer Bordon . Subito dopo un incontro con Berlusconi, Innocenzi chiama De Angelis al telefono e racconta quello che ha detto al Cavaliere: "Dovete fare a Guido un contratto quadro che sia per lo meno di 30 milioni all'anno. Guarda c'era anche Willer". Frasi che riportano in primo piano la questione del conflitto di interessi, tanto più perché riferite a un membro dell'Authority che dovrebbe controllare Mediaset. Non solo: alla scena assisterebbe, se è vero quello che dice Innocenzi, anche un senatore dell'opposizione, Willer Bordon.

Il giorno dopo tocca a De Angelis incontrare Berlusconi. Per il produttore trattamento di prima classe: pranzo a due, chiacchiere amichevoli e impegno a rivedersi al più presto ad Arcore, stavolta per discutere di lavoro. De Angelis in gioventù è stato un cantante famoso. Con il fratello ha creato il gruppo degli Oliver Onions, celebri per le colonne sonore di sceneggiati e film, come 'Sandokan' e 'Trinità'. Complice la passione della musica nasce un idillio. Guido regala il suo ultimo disco e il Cavaliere ricambia. A sera si scambiano i pareri. Con De Angelis che commenta: "Ho sentito il tuo disco. Allora, le canzoni che preferisco sono in ordine: 'Il fantasma di un amore'. 'Mi dici addio'... E tre, 'L'ultimo amore'. Sono belle. Prendono. Sono toccanti, sono...". Berlusconi è più prosaico: "Grazie; io invece ho messo su il tuo disco... e sono stato strappato dall'ascolto dalle terribili telefonate che mi venivano ieri sera dal Senato, dove li abbiamo messi sotto per ben sette volte". Poi il leader del centrodestra va al sodo e segnala un'attrice: "Se potete fare una telefonata oggi a questa Evelina Manna, perché è in uno stato di frustrazione assoluta... Se puoi chiamarla tu personalmente... dicendole che io sono intervenuto". Insomma i due si capiscono al volo.

Il 6 novembre, Berlusconi fa salire De Angelis sul suo aereo personale da Ciampino a Linate poi lo porta ad Arcore in elicottero: lì parlano con i vertici di Mediaset. Pranzano insieme in quattro con il direttore generale di Mediaset, Alessandro Salem, e il vicepresidente Piersilvio Berlusconi. Il Cavaliere dice: "Dopo Valsecchi, la priorità va a Guido", Piersilvio e Salem acconsentono. Perché tutta questa attenzione? Guido De Angelis è diventato un personaggio fondamentale in entrambi i giochi che stanno cuore al Cavaliere. Il 4 novembre Berlusconi lo chiama per dirgli: "Senti, per le fanciulle mie, ti ringrazio, le avete convocate credo, tutte quelle che vi ho dato?". E lui risponde: "Sì, tutte tranne una. Perché ti volevo chiedere l'impegno... Sai queste vogliono fare tutte le dive". Ma non è solo quell'aspetto a intrigare il Cavaliere. La sera prima del meeting di Arcore, il 5 novembre 2007, Giancarlo Innocenzi racconta a Guido De Angelis che il presidente lo ha chiamato a mezzanotte e mezza per sapere se riusciranno a convincere Tex Willer. Tanta fatica per nulla. A far cadere il governo, poi, ci penserà da solo Clemente Mastella.

Fonte: Espresso - Repubblica

Intervento di Fausto Raciti all'assemblea nazionale dei giovani del PD

Cari Giovani democratici,
siamo arrivati alla prima meta.
Oggi, con questa prima assemblea nazionale, inizia la nostra storia, quella della più grande organizzazione giovanile di questo Paese. Una storia nuova, la nostra pagina bianca su cui scrivere insieme. Vi ringrazio per la vostra presenza, che smentisce le fosche previsioni di qualcuno e che mette in luce come tutti noi sentiamo la responsabilità del compito che ci aspetta.

Il 21 novembre più di centomila ragazzi hanno deciso di dedicare tre minuti del proprio tempo per lanciare un messaggio: noi ci siamo e vogliamo riprenderci la parola.

Quella stessa parola che è ogni giorno negata ad una generazione che viene spesso raccontata, ed in mille modi diversi, ma che quasi mai è messa in condizione di raccontarsi da sé. Ma di una generazione che quando lo fa stupisce. Perché stupiscono i numeri delle nostre primarie, frutto della passione di migliaia di ragazzi che con questa prova di democrazia si sono cimentati. Perché ha stupito l’Onda, che, nel corso di questi mesi ha riempito le pagine dei giornali per via dei propri numeri, ma che ha sorpreso tutti per le proprie qualità, lontane dalla descrizione che della nostra generazione fanno stancamente grandi media e stanca sociologia. Ho visto un movimento che ha fischiato Beppe Grillo ed applaudito il Presidente Giorgio Napolitano. Non siamo la generazione dell’antipolitica, tutt’altro.

Diverso dai movimenti che hanno costellato gli ultimi 10 anni di vita di questo Paese, ma che ha avuto chiari i propri obiettivi: difendere il mondo della scuola, dell’università e della ricerca per difendere il proprio futuro, rivendicando una redisrtibuzione delle risorse diversa da quella praticata dal Governo, disposto a caricarsi sulle spalle il prezzo della Bad Company Alitalia ma sempre pronto a scaricare questa generazione, l’anello debole della catena, quello che rischia più di ogni altro di pagare il prezzo di una crisi finanziaria che si sta rapidamente trasformando in crisi sociale.

Una crisi che è nata sopra le nostre teste, maturata nel silenzio e fragorosamente esplosa, di fronte a cui, tra tanti, risalta un interrogativo: chi ne pagherà i costi? Tutti, in un patto di solidarietà che non peggiori i già ingiusti ed immobili assetti sociali di questo Paese, o solo alcuni, come in un patto silenzioso tra i veri insider del nostro sistema, le vere caste che sembrano avere già deciso che scatenare un guerra tra poveri sia il modo migliore per autoconservarsi. E allora via alla guerra tra lavoratori dipendenti e precari, tra chi perde potere d’acquisto e chi non ha la minima certezza del proprio domani.

Dalla nostra generazione è arrivata la prima risposta, la prima parola non balbettata, la parola di chi vive nel tempo delle grandi paure e delle passioni tristi, di chi ha conosciuto tutti i significati della parola interdipendenza e ne ha capito il principale: non è possibile affrontare i problemi della nostra quotidianità senza incrociare le grandi scelte strategiche di chi oggi governa il nostro Paese, l’Europa, il mondo.

Ma una generazione che continua tenacemente a coltivare il sogno conservatore e rivoluzionario di potere essere autonoma nella scelta dei percorsi di vita di ciascuno. E che nella negazione di ciò che per era scontato per i nostri genitori ha forgiato il proprio punto di vista sul mondo.

Un lavoro, una casa, una famiglia. Sta tutto qui questo sogno negato.
Ma negato da chi e perchè? E’ questa la domanda cui rispondere per trovare la nostra via d’uscita. Negato da chi ha edificato questo Paese in funzione dei propri interessi, negato da una generazione, che governa ancora questo Paese in ogni suo ambito, cresciuta sulla cultura dei diritti senza responsabilità. Che per sé ha chiesto ed ottenuto quasi tutto, ma che non si è mai posta il problema di cosa sarebbe successo a chi sarebbe venuto dopo. Vittorio Foa, che è stato uno dei più controversi interpreti del nostro tempo, in un suo libro, Passaggi, scriveva: “due sono i vuoti della democrazia di cui si parla pochissimo. Essi riguardano il tempo e lo spazio. Così come la conosciamo anche se espressa nel modo più corretto di volontà collettiva, comprende pur sempre solo i cittadini di qui e di oggi, salvo poche irrilevanti eccezioni. Il potere di cambiare il destino dei non nati e dei cittadini del futuro è oggi più grande che in passato”. Essere consapevoli di questo significa davvero superare il ‘68, superare l’epoca in cui la conquista di diritti è avvenuta solo per chi era qui ed ora. Capirlo significa porre davvero le basi per una cultura politica innovatrice, che parla il linguaggio del futuro.

Fuor di retorica noi paghiamo il prezzo il conto che questa cultura ci ha lasciato: il terzo debito pubblico del mondo che rende difficilissimo pensare ad un welfare che non si limiti e redistribuire ricchezza ma che offra opportunità di mobilità sociale, un sistema previdenziale squilibrato, che penalizza chi sceglie di rischiare e chi, a rischiare, è costretto da un mercato del lavoro che consegna tanti di noi ad una giovinezza eterna, con la falsa promessa del lavoro flessibile e ben remunerato sulla base delle competenze di ciascuno e che diventa poi l’incubo di chi vive nell’incertezza del proprio futuro e nella certezza di uno stipendio da fame.

Noi possiamo provare a riscattarci. I Giovani democratici non sono e non saranno il sindacato dei giovani né il movimento dei giovanilisti. Se davvero scegliamo di associare diritti e responsabilità sapremo essere i migliori garanti dell’interesse collettivo di un Paese, come delle nostre comunità. Sperando di essere così utili alla causa nobile e difficile del Partito democratico.

Ci riscatteremo se sapremo anteporre le politiche alla politica. Ci riscatteremo se saremo in grado di sfatare, intanto, uno dei luoghi comuni più diffusi degli ultimi 15 anni. Se sapremo dire che non si può più avere paura della spesa pubblica, se sapremo urlare che non basta il mercato a consentire a ciascuno di costruire in maniera autonoma il proprio percorso di vita. Basta con la retorica neoliberista del mercato, basta con il mito delle riforme a costo zero.

Il problema è, semmai, che in Italia la spesa pubblica è sempre rivolta ad accontentare interessi corporativi, categorie che ripagheranno coi loro consensi alla prossima tornata elettorale, che divorano risorse senza produrre sviluppo. Investire su scuola università e ricerca, significa invece fare un investimento che è destinato a dare i propri frutti nell’arco di quindici anni, ma con una rendita di otto volte quello che si è investito.

Rispondere a questa sfida significa cominciare a guardare alla politica in maniera nuova, diversa da quella che si svolge tra le aule parlamentari ed il dibattito sui quotidiani. Significa restituire alla politica la parola Europa, intesa come unico spazio sociale, economico e politico all’interno del quale è possibile tenere insieme sviluppo, coesione sociale e democrazia. Recuperare al nostro lessico l’idea di modello sociale europeo, di economia sociale di mercato che è la cifra vera di un modello di sviluppo non disumanizzante, capace di dare forma a quell’Umanesimo integrale di cui Jaques Maritain parlava e che è il più importante punto di contatto tra la cultura socialista e quella cristiana.

Vale tanto più per noi, che viviamo nell’epoca in cui di Europa e Mediterraneo una generazione, la nostra generazione, sta diventando cittadina. Ampliare i programmi di mobilità eurpoea, farne lo spazio in cui si possa vivere, studiare e lavorare significa creare le condizioni cambiare anche il nostro Paese.

Rispondere a questa sfida significa restituire il proprio significato alla parola territorio. Troppo spesso la parola territorio è utilizzata come oggetto contundente nel nostro dibattito, ma forse merita una riflessione più attenta. Dal territorio, dalle autonomie locali, dalle scuole e dalle università dell’autonomia, passa oggi per noi, Giovani democratici, la sfida più alta ed a noi più congeniale.

Territorio non è una sommatoria di circoli e strutture burocratiche, territorio è progetto di siluppo, capacità di produrre in maniera autonoma proposta politica. Dalle autonomie passa l’erogazione del welfare, dalle autonomie passa la capacità di università, imprese, forze sociali di affrontare le sfide del mercato globale, dalle autonomie passa la possibilità di fare in Italia politiche di integrazione che ci allontanino dal rischio di risvegliarci nelle banlieue di Parigi.

Stare dentro questi luoghi di decisione significa per un’organizzazione giovanile diventare determinante. Significa contribuire in maniera determinante a cambiare il Paese. E per starci, occorre che la nostra, anche la nostra, sia un’organizzazione davvero federale, che permetta ai territori di esprimere davvero la propria autonomia politica, che è l’antidoto vero alle ricette burocratiche che vorrebbero dividere anche il nostro partito tra nord e sud. Come fossero elementi contrapposti o contrapponibili, interessi diversi e necessariamente confliggenti.

Territorio significa anche capacità di contribuire alla costruzione di un’agenda politica nazionale all’altezza dei conflitti che scorrono nelle vene della società italiana e che non siamo in grado di leggere.

E forse queste difficoltà sono la ragione più profonda della crisi di credibilità che sta investendo molte delle amministrazioni guidate dal nostro partito. Credo che, di quella che in molti chiamano questione morale e su cui la stampa sta costruendo una violenta campagna ai danni del Pd, questa sia la radice più profonda. Le vicende giudiziarie, partendo dalla presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, avranno il loro corso, ma il problema resta in piedi. Ed è dato dalla carenza di progetto politico, di sensibilità al bene comune, che finisce per far prevalere interessi particolari, piccoli potentati locali, rendite elettorali di carattere personale. Il Partito democratico non può permetterselo e deve dare una risposta forte.

Non ci interessa affermare diritti di successione dovuti all’età anagrafica, ci interessa avere un partito nel quale ciascuno possa essere misurato per quello che vale, per la capacità che ha di costruire consenso attorno alle proprie idee. Solo così un partito si rinnova. E noi possiamo dare il nostro contributo, proprio partendo dalle prossime tornate amministrative, nelle quali dovremo essere in campo.

Dipenderà da noi l’essere il successo o l’insuccesso del Partito democratico. Veniamo da mesi di tortuosità regolamentari, che ci hanno tolto tempo ed energie. Ma oggi siamo qui. Le nostre primarie non sono state, nonostante le difficoltà, un fatto semplicemente burocratico. Sono state un momento di partecipazione intenso, talvolta conflittuale, come è giusto che sia in democrazia. Dobbiamo capire insieme come vogliamo spendere questo patrimonio di partecipazione e fiducia, che organizzazione vogliamo fare. E dobbiamo fare in fretta. So che la convocazione di questa prima assemblea nazionale per oggi ha suscitato qualche perplessità, ma anche una settimana è ormai preziosa. Da oggi cominceremo a costruire un’organizzazione diffusa, fatta di capacità di stare sul territorio e nei luoghi della nostra generazione. Badate, non è un fatto puramente organizzativo. Non lo è perché più saremo in grado di darci una forma e di rappresentare sensibilità e territori, più saremo distanti da quella caricatura che in molti si sono divertiti a fare di noi, dipingendoci come la copia in sedicesimo del nostro partito.

Dobbiamo investire nell’associazionismo studentesco, negli spazi larghi delle organizzazioni plurali. Dobbiamo mettere in rete le esperienze dei nostri giovani amministratori e le buone pratiche che ogni territorio sviluppa. Dobbiamo partire da subito con l’iniziativa politica diffusa sul diritto al sapere, sul diritto alla casa, su quello alla mobilità. Dobbiamo stare da subito sui temi di frontiera che condizioneranno il futuro del Paese. Dobbiamo restituire significato alla parola cittadinanza nel momento di massima crisi degli stati nazione. E bene ha fatto, ieri, Walter Veltroni, a porre il tema del voto ai sedicenni, perchè anche così si cambia un paese.

Siamo la prima generazione di democratici, lo saremo meglio e di più se sapremo custodire gelosamente la nostra autonomia, se sapremo offrire politica con tutti gli strumenti di cui siamo capaci, se sapremo parlare lo stesso linguaggio fatto di libertà, di passione politica, di partecipazione. Che non è solo mettere una x su una scheda elettorale, è contribuire al dibattito e fare battaglia delle idee.

Non saremo un’organizzazione di soldati, pronti ad obbedire agli ordini ciascuno del proprio capo, saremo un’organizzazione di guerrieri, di ragazzi che pensano, scelgono e danno battaglia.

Per riprenderci il nostro diritto fondamentale, quello che ha mosso da sempre le forze vere della storia. Il diritto alla speranza.

Walter Veltroni si congratula con Fausto Raciti

(ANSA) - ROMA, 23 NOV - Nel fine settimana si sono svolte le elezioni di dirigenti regionali e provinciali del Pd nel suo 'processo di radicamento sul territorio'. Contemporaneamente, si legge in una nota dell'ufficio stampa del partito, si sono svolte le primarie dei giovani cui hanno partecipato 'oltre 120.000 persone tra i 14 e i 29 anni' con l'elezione di Fausto Raciti (che, a dati pressoche' definitivi ha avuto il 77% dei voti) primo segretario del movimento dei giovani del Pd.
Il segretario del Pd Walter Veltroni, prosegue la nota, ha inviato le sue congratulazioni e gli auguri di buon lavoro a Alberto Stramaccioni (eletto segretario provinciale del Pd di Perugia) e a Leopoldo Di Girolamo (segretario di Terni) come aveva fatto nei giorni scorsi con Stefano Draghi, eletto segretario cittadino di Milano.
Veltroni ha anche inviato 'i suoi affettuosi auguri a Roberto Morassut, nuovo segretario regionale del Lazio con il 74% dei suffragi', che era stato per sette anni nella giunta comunale romana guidata dal segretario del Partito democratico.
Un augurio di buon lavoro anche a Raciti, 'eletto con larghissimo margine nelle primarie dei giovani dove ha distanziato gli altri tre candidati'.(ANSA)

Fausto Raciti, segretario dei giovani del PD.

23Nov08

MILANO - Il partito dei piccoli ha un condottiero. A metà scrutinio delle primarie dei Giovani, il popolo del Pd ha scelto come segretario il favorito Fausto Raciti con il 72% dei voti (12% per la radicale Giulia Innocenzi, 8% Dario Marini, 7% Salvatore Bruno).

Il 24enne nato a Ragusa, già alla guida della Sinistra giovanile dei Ds, ieri sera aspettava scaramanticamente la proclamazione ufficiale e la chiusura degli ultimi seggi (in Lombardia si è votato fino alle 21.30) ma non poteva non dirsi «contento perla responsabilità» e sorridere «di questa grande partecipazione che dimostra la voglia dei ragazzi di fare politica».

I numeri dell`iniziativa ha tenuto a diffonderli Veltroni stesso, ringraziando «i 121.623 ragazzi e ragazze tra i 14 e i 29 anni» che «hanno contribuito alla nascita della più grande organizzazione politica giovanile del Paese» . Soddisfazione anche in campo avversario, con il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, che trova «motivo di speranza» nel dato dell`affluenza e gioisce «per l`entusiasmo di una generazione non apatica».

Risultati delle elezioni giovanili per la provincia di Avellino

Le primarie del giovanile del Partito Democratico hanno registrato una straordinaria partecipazione di iscritti e simpatizzanti. Dalle 9.00 di venerdì mattina alle ore 23.00 sono rimasti aperti gli 8 seggi stabiliti dal C.P.P. (Comitato Promotore Provinciale), dislocati nei comuni di Avellino, Lioni, Baiano, Pietrastornina, Grottaminarda, Luogosano, Lauro, Solofra. Il dato elettorale che è emerso ha visto la netta vittoria, anche in Irpinia del candidato alla carica di segretario nazionale, espressione delle due organizzazioni giovanili che si sono fuse nel Pd (Giovani della Margherita e Sinistra Giovanile) che hanno visto assegnare a Fausto Raciti il 73% dei consensi. Il 15% è andato a Dario Marini ed il 3% a Salvatore Bruno. Interessante il 9% raccolto dalla Innocenzi, espressione dei radicali.
Inoltre, le primarie hanno rappresentato il primo momento di partecipazione diretta, e autogestita da parte dei tanti giovani che hanno organizzato, in maniera unitaria, tutte le fasi che hanno portato alla elezione dei rappresentati irpini eletti in seno alla assemblea nazionale e regionale.
Nelle prossime settimane, invece, si avvieranno i lavori per la costituzione del livello provinciale del giovanile del Pd in Irpinia.

Eletti al nazionale

Pelosi Francesca- Avellino
Zoina Berardino – Tufo
Manganiello Pasquale – Montefusco
Beccio Maria - Montoro Superiore
Di Leo Felice – Frigento
Scibelli Giuditta – Quindici
Franzese Mariano – Avella
Vecchione Giovanna – Avellino

Eletti al regionale

Stoccuto Micaela – Avellino
Maselli Adriano - Altavilla Irpina
Iannacone Sara – Avellino
Pisaniello Valerio - S.Martino V.C.
Santaniello Roberta - Quindici
Ricciardi Antonio – Castelfranci
Acerra Daniele – Lauro
Lucido Saverio - Sant’Angelo dei Lombardi
Iandiorio Rosa – Atripalda
Cillo Aris – Cervinara
Contino Francesca – Avellino
Nuzzulo Augusto – Atripalda
Renna Alessia – Avellino
Nicotera Alessandro – Grottaminarda
Servodio Cosimo – Rotondi
Di Gennaro Giovanni – Moschiano
Cosentino Alice – Lioni

Fonte: Irpinianews

Regolamento per le Primarie della Costituente dell’Organizzazione Giovanile del Partito Democratico

Art. 1 Costituzione dell’organizzazione giovanile del PD

1.L’organizzazione giovanile del PD si costituisce mediante elezioni primarie aperte a tutti i giovani di età compresa tra i 14 e i 29 anni che sottoscrivono l’Appello per l’Organizzazione Giovanile del Partito Democratico, nel proprio territorio di appartenenza.
2.I partecipanti alle primarie, al momento del voto, versano la cifra di 1€ quale contributo all’autofinanziamento per lo svolgimento delle stesse.
3. Le elezioni primarie si terranno su tutto il territorio nazionale, il 17 e 18 ottobre.
4.I seggi rimarranno aperti dalle 10 alle 18 il 17 ottobre e dalle 14 alle 24 il 18 ottobre, fatto salvo per seggi speciali individuati in accordo con il CPR.


Art. 2 Il “Manifesto fondativo”

Il “Manifesto Fondativo” dell’organizzazione giovanile del PD, nello spirito della più ampia partecipazione, viene elaborato dal Tavolo Nazionale entro il 28 di settembre e rappresenta la base per la discussione politica nelle Assemblee Fondative Territoriali.


Art 3 Il Comitato Promotore Nazionale (CPN)

Il Comitato Promotore Nazionale coordina la fase costituente dell’organizzazione giovanile del PD. E’ convocato e presieduto da un dirigente del partito incaricato dal segretario politico.
Il CPN:
• Predispone la bozza di “Manifesto Fondativo”, lo inoltra ai Comitati promotori Regionali e Provinciali e ne cura la pubblicità e la più ampia diffusione fino alle Assemblee Fondative Territoriali.
• Predispone la Bozza di Statuto Nazionale che sarà emendata e approvata dall’Assemblea Costituente Nazionale
• Raccoglie le candidature a Segretario Nazionale ai sensi dell’art 6 comma 1 del regolamento
• Nomina i Comitati Promotori Regionali, composto ognuno da 5 a 15 componenti.
• In base al numero di componenti dell’Assemblea Nazionale stabilito all’art. 10 comma 1 del regolamento assegna ad ogni Provincia, in base ad un riparto Regionale, il numero loro spettante di delegati in ragione, per il 50% in base alla popolazione di ogni regione e per il restane 50% delle percentuali prese dal PD nelle elezioni della Camera dei Deputati in ogni singola regione.
• Decade al momento dell’elezione della presidenza dell’assemblea Nazionale.


Art 4 Il Comitato Promotore Regionale (CPR)

Il Comitato Promotore Regionale coordina lo svolgimento delle elezioni primarie dell’organizzazione in ciascuna regione.
Il CPR:
• Nomina i Comitati Promotori Provinciali composto ognuno tra i 5 e i 15 componenti.
• Nomina il collegio regionale dei garanti composto da 3 componenti.
• Svolge le funzioni di Presidenza dell’Assemblea Costituente Regionale.
• Decade al momento dell’elezione dell’assemblea Nazionale e Regionale.


Art 5 Il Comitato Promotore Provinciale (CPP)

Il Comitato Promotore Provinciale coordina la fase costituente dell’organizzazione in ciascuna provincia.
Il CPP:
• Coordina le primarie nel proprio territorio, garantendone il regolare svolgimento.
• Individua e gestisce l’apertura dei seggi elettorali. Per l’apertura di un seggio il CPP assicura, preventivamente, la presenza di un presidente e di minimo due scrutatori. Il numero dei seggi non potrò essere inferiore alla metà dei delegati assegnati ad ogni provincia.
• Assicura la massima partecipazione alle Assemblee Fondative Territoriali o d’Ambiente ed il regolare svolgimento delle stesse. Accoglie le dichiarazioni di intenti o gli ordini del giorno presentati, discussi nelle Assemblee Fondative Territoriali o d’Ambiente.
•Istruisce la presentazione degli stessi nelle Assemblee Regionali.
•Decade al momento della convocazione dell’assemblea nazionale.


Art 6 Candidatura a Segretario nazionale

1. La candidatura a Segretario nazionale deve essere presentata al CPN entro il 3 ottobre e deve essere corredata da almeno 600 firme in non meno di 5 regioni e almeno 50 in ognuna di esse raccolte su moduli nazionali scaricabili dal sito del Pd. Ciascun candidato, oltre a sottoscrivere il manifesto dell’organizzazione, è tenuto a presentare un proprio documento politico d’intenti.
2. Il segretario Nazionale è eletto mediante elezioni Primarie aperte a tutti i giovani tra i 14 e i 29 anni lo stesso giorno delle elezioni per i delegati all’Assemblea Nazionale e Regionale.


Art 7 Assemblee fondative, territoriali o di ambiente

1. Per favorire la più diffusa partecipazione possibile alle elezioni primarie e per stimolare la più ampia ed approfondita discussione politica sono organizzate Assemblee Fondative di carattere Territoriale o di Ambiente.
2. In tutte le Assemblee Fondative Territoriali o di Ambiente devono essere previste sedute di discussione e sul Manifesto Fondativo e sui documenti politici.
3. Le Assemblee Fondative Territoriali o di Ambiente si terranno tra il 4 e il 15 ottobre e saranno promosse dai CPP.
4. I nomi dei partecipanti verranno registrati in un apposito elenco dei partecipanti.


Art 8 Elezioni dei delegati all’Assemblea Nazionale.

1. Tutti i partecipanti alle Elezioni Primarie, previo il pagamento di 1 € e la sottoscrizione dell’Appello acquisiscono il titolo di fondatori dell’organizzazione giovanile del PD.
2. I dati dei partecipanti verranno registrati in un apposito albo degli aderenti.
3. Sarà cura della Presidenza del Seggio e riportare i risultati della discussione delle votazioni al CPP, nonché l’elenco dei partecipanti.
4. I delegati all’Assemblea Nazionale si eleggono con una lista unica aperta e la preferenza singola di genere. Ogni candidato può presentare la propria candidatura al CPP entro i tre giorni precedenti il giorno delle votazioni presentando un minimo di 30 firme. Ogni persona può firmare a sostegno di una singola candidatura.
5. Nel locale del seggio devono essere esposte le liste dei candidati e delle candidate a delegato.
6. Sarà cura del Presidente del seggio riportare al CPP i risultati delle votazioni.
7. Il CPP, d’intesa con il CPR e seguendo la normativa del CPN, prevede all’interno del territorio provinciale, l’ubicazione dei seggi che concorreranno alla elezione dei delegati all’Assemblea Costituente Nazionale. Per favorire la più diffusa partecipazione possibile alle Primarie tali luoghi dovranno essere luoghi di massima visibilità e presenza giovanile ( piazze, luoghi di studio, ecc…)


Art 9 Elezioni dei delegati all’Assemblea Regionale

1. Nello stesso giorno e negli stessi luoghi delle elezioni dei delegati all’Assemblea Nazionale avvengono le elezioni dei delegati all’Assemblea Regionale.
2. I delegati all’Assemblea Regionale si eleggono con una lista unica aperta e la preferenza singola di genere. Ogni candidato può presentare la propria candidatura al CPP entro i tre giorni precedenti il giorno delle votazioni presentando un minimo di 15 firme. Ogni persona può firmare a sostegno di una singola candidatura.
3. Nelle vicinanze del seggio devono essere esposte le liste dei candidati e delle candidate a delegato.


Art 10 L’assemblea nazionale

L’assemblea nazionale è composta da 1000 membri eletti in rappresentanza delle diverse realtà regionali.
• Proclama Segretario Nazionale il candidato che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, espressi in maniera libera e segreta.
• Qualora il documento presentato dal candidato non fosse approvato nella modalità suddetta si provvederà all’elezione del Segretario nazionale con voto segreto di tutti i costituenti nazionali.
• Emenda ed approva il Manifesto Fondativo.
• Elegge la direzione nazionale.
• Vota nome e simbolo dell’organizzazione.
• Approva lo statuto ( vedi partito!)
• Definisce il percorso di costruzione dei livelli territoriali.
• Convoca il primo congresso dell’organizzazione giovanile.
• Compie tutti gli adempimenti che l’assemblea stessa riterrà opportuno e svolge tutte le funzioni che gli saranno delegate dallo statuto nazionale.


Art 11 L’Assemblea Regionale

L’assemblea regionale è composta un numero di membri eletti in rappresentanza delle diverse realtà provinciali
• E’ l’organo di coordinamento e direzione politica dell’organizzazione giovanile all’interno del territorio regionale.


Art 12 Partecipazione on line

Il “Manifesto fondativo” sarà pubblicato on line su www.partitodemocratico.it i commenti,le osservazioni, le proposte di emendamento al manifesto raccolte via internet, saranno oggetto di discussione delle assemblee Fondative.


Art 13 Norme transitorie

1. Gli eletti di ciascuna provincia in assemblea regionale e nazionale hanno funzione di coordinamento politico fino a elezione degli organi territoriali;
2. L’ assemblea Regionale viene convocata per la prima volta dal CPR regionale;
3. Per quanto non previsto nel presente Regolamento si fa riferimento allo Statuto del PD e alle ulteriori deliberazioni del CPN che saranno emanate solamente ad integrazione del presente regolamento.
4. L’applicazione del presente regolamento è responsabilità del CPN che si costituirà in Ufficio Tecnico anche suddividendosi in commissioni al fine di garantire il corretto svolgimento del percorso costituente.