martedì 30 dicembre 2008

La difficile scalata del Partito Democratico

14 ottobre 2007 : nasceva il Partito Democratico.

E' passato ormai più di un anno da quel giorno, giorno di gioia, di speranza, giorno di fiducia; fiducia che oltre 3,5 milioni di italiani hanno posto, attraverso le primarie, nelle mani delle classi dirigenti nazionali, regionali e provinciali del PD.

Oggi la gioia è sicuramente diminuita, ma le speranze ... hanno ancora motivo di resistere e non cedere il passo alla prospettiva che forse questo progetto, nato da menti geniali, in grado di guardare ben più lontano di un semplice risultato politico, stia diventando un fallimento il cui unico risultato sarebbe stato solo quello di creare confusione e squilibrio in un sistema, che seppur corrotto, aveva una sua ragion di esistere?

Bisogna guardare a fondo e analizzare quali, purtroppo, sono state le condizioni al contorno che hanno caratterizzato la fase decisiva di creazione del Partito Democratico. Si, perché seppur pensato anni fa, il Partito Democratico ha visto concentrare il suo periodo di maggior sviluppo in quei pochi mesi che vanno dal giugno del 2007 all'aprile del 2008.

La caduta del governo Prodi ... ha rafforzato la condizione di diffidenza che il popolo serbava nei confronti del centro sinistra italiano; popolo che non è stato in grado di analizzare quali fossero le motivazioni reali e circostanziali che hanno portato a quella che è sicuramente possibile definire come una brutta spallata da parte dell'opposizione e di chi purtroppo da quel governo aveva ricevuto stima e riconoscimenti.

La storia passata ... di quanti hanno intrapreso questo viaggio, storia che ha si dato vita ad un un pluralismo di idee ma che al contempo ha ostacolato, e non di poco, la fattiva incarnazione dello spirito posto alla base della nascita del PD.

La vecchia classe dirigente ... che pur mettendosi in gioco al fine di rinnovare, ha avuto ed ha ancora difficoltà nell'estraniarsi da alcuni schemi che sono stati fulcro di un ragionamento politico di una intera carriera.

Le elezioni politiche del 2008 ... che hanno attribuito a Silvio Berlusconi e ad Umberto Bossi un consenso, si inaspettato nella sua misura, ma frutto soprattutto di una buona politica di marketing effettuata dall'attuale premier e figlio di una idea malsana secondo cui l'individuazione di due popoli distinti, appartenenti da secoli ad una stessa Nazione, sia l'unica soluzione per eliminare i problemi che affliggono il nostro Paese ed uscire così da una crisi sempre più ingombrante.

Berlusconi ... perché parlare di lui in prima persona e del suo governo vuol dire parlare della stessa cosa; una forte maggioranza gli consente di approvare e disapprovare tutto a suo piacimento, e in virtù di questa forza continua a fare la politica delle "patate e dei fagioli", attribuendo al centro-sinistra qualsiasi cosa che non funziona e presentando in Parlamento progetti e decreti legge, la cui natura e il cui fine sono talmente oscuri che nessuno (nemmeno lui) ne capisce il reale senso, verso cui, dati i termini di presentazione (pochi giorni dalla scadenza di approvazione) e la mancata volontà dello stesso di accettare un confronto, il PD non può far altro che astenersi dal votarli.

Il giustizialismo di Di Pietro ... che con il suo partito autogestito, traghettato per errore dal Partito Democratico fino in Parlamento, ha deciso di diventare l'antiberlusconiano eletto dal popolo senza considerare minimamente che sarebbe stato idoneo per il Paese, entità al cui servizio si trovano lui e tutti i politici, proseguire sul percorso intrapreso dal Partito Democratico, percorso difficile e in salita che potrebbe garantire, una volta raggiunta la vetta, di guardare sereni all'orizzonte e sperare in un futuro felice.

In sostanza, il Partito Democratico è ancora lontano dall'essere ciò che dovrebbe essere, e non è sufficiente dire che queste condizioni ne hanno ostacolato il divenire.
Si poteva, si può e si deve fare di più perché i politici hanno il Dovere nei confronti del Popolo che li ha eletti di tener fede alle promesse fatte e non hanno il tempo e il lusso di potersi adagiare e perdere altro tempo. Devono unirsi, fino a "violentarsi" se necessario, perché sono rappresentanti di coloro che hanno creduto nel progetto del Partito Democratico, che li hanno votati perché loro stessi in quanto candidati, si reputavano capaci di poter realizzare i desideri degli elettori.

Infine ... il PD vuole e deve essere il partito della gente e affinché ciò avvenga i cittadini devono partecipare quanto più possibile alla vita politica, vigilando e "denunciando" perché sono loro i supervisori dell'operato dei politici.

Un augurio ... affinché il 2009 possa essere per il nostro Paese un anno di cambiamento, cambiamento non nella forma, ma nella sostanza intima di un contesto che deve trasformarsi in qualcosa di nuovo per non cadere nel baratro del malessere.

Giuseppe Mercurio

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